È vivace, appassionata, unica: Gabi Meier, la prima sommelière svizzera del pane, gestisce con successo da diversi anni un’accogliente panetteria di quartiere nella città di Basilea. Da qualche tempo è sulla bocca di tutti: nei media, nel settore, tra i suoi clienti.

In realtà Gabi Meier voleva studiare architettura. Si era già iscritta alla scuola di arti applicate. Tuttavia decise di entrare nell’azienda dei suoi genitori e iniziò il suo apprendistato come panettiera-pasticciera. Durante la formazione subì un duro colpo: suo padre morì. Gabi Meier aveva 18 anni e da quel momento in poi si occupò insieme alla madre Luise Meier della gestione dell’azienda. «Non ho mai rimpianto la decisione di entrare in questo settore», sottolinea con convinzione. «La panetteria è diventata la mia vita, il mio salotto».

Completa ristrutturazione

Nel 2008 il negozio e la caffetteria vengono completamente ristrutturati. Il negozio di alimentari diventa una panetteria-pasticceria e la caffetteria, precedentemente separata, viene integrata. Gabi Meier pianifica e supervisiona tutto autonomamente. Modifica continuamente i dettagli. Crea un nuovo logo, rinnova due volte il design e cambia l’assortimento. I classici Teestückli, i prodotti a base di crema al burro e molte torte (circa il 40 %) scompaiono. L’offerta viene adattata a una clientela più giovane: la selezione di panini viene notevolmente ampliata e vengono introdotti anche altri prodotti da asporto. In futuro, Gabi Meier intende ampliare la gamma di insalate e introdurre lo Smørrebrød.

Comprendere meglio il pane

Qual è stata la motivazione che l’ha spinta a iscriversi al corso per diventare sommelière del pane? «Volevo saperne di più sul pane, capirlo, non solo cuocerlo, ma comprenderlo nel vero senso della parola», spiega Gabi Meier. La formazione continua è sempre stata la sua passione. «In passato ero affascinata dalla pasticceria. I suoi colori, le forme delicate e le infinite possibilità di creazione. Oggi mi entusiasma qualcosa di completamente diverso: il pane, apparentemente semplice. E proprio questo pane è tutt’altro che semplice». Solo con il passare degli anni ha capito quanto sia complessa la produzione del pane. «La formazione mi ha aperto gli occhi: sull’enorme varietà di aromi e profumi che può racchiudere un pane. Ho imparato con quali procedimenti posso esaltare, rafforzare o attenuare consapevolmente determinate note. Oggi penso in termini di aromi, consistenze, aromi tostati, crosta e fermentazione.» Ha approfondito la storia del pane, l’intera catena del valore e ha acquisito conoscenze internazionali e una profonda conoscenza dei prodotti.

Intervista e foto:
Claudia Vernocchi /sf

… legga l’articolo completo su Panissimo del 13 marzo 2026.

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